“Nuove Percezione del Reale”: Un Pregetto Interdisciplinare tra Arte, Scienza E Nuove Tecnologie di Giuliana Cunéaz

CunéazL’innovativo progetto si sviluppa come luogo in progress di carattere immersivo dove le forme nanotecnologiche generano una sensazione di meraviglia e di stupore. In questo caso è previsto l’allestimento di ambienti dove ciascuno attiva una specifica riflessione sul linguaggio. Si passa, dunque, dagli screen painting a Matter waves chrome, un progetto site-specific dove la tecnologia più sofisticata evoca l’archeologia. Tutto ciò nell’ambito di una rassegna che prevede l’esposizione di dipinti su schermo, videoinstallazioni, animazioni 3D, sculture e opere su carta cotone con un’ampia selezione di lavori realizzati dal 2006 a oggi. Nella ricerca di Giuliana Cunéaz l’uso delle nanotecnologie consente di andare oltre il piano tradizionale della rappresentazione dove le recenti scoperte scientifiche e l’opportunità di entrare in contatto con la parte infinitesimale della materia diventano gli strumenti ideali per creare nature multiple, in perenne movimento che ampliano la sfera della conoscenza. L’intento dell’artista è quello di operare sul nomadismo dei linguaggi proponendo un continuo scavalcamento nell’ambito di un universo unico e affascinante le cui costanti sono messe perennemente in discussione. Tutto questo attraverso una mostra di forte impatto emotivo.

Zone fuori controllo
Viene proposto il ciclo stereoscopico Zone fuori controllo caratterizzato da quattro animazioni (Waterproof, Crystal Growth, Rompere le acque e Fire Flows) dedicate ai disordini ecologici e ambientali dove le immagini entrano in relazione diretta con la dimensione reale consentendo un viaggio imprevedibile tra le onde di una tempesta, gli spazi misteriosi di una grotta, le colate laviche di un vulcano e la collisione di mastodontici iceberg. Tutto si connette con lo sguardo dello spettatore che si trova di fronte alla vertigine dell’immagine in un omaggio ai grandi protagonisti della pittura romantica come Caspar David Friedrich o William Turner. Il paesaggio si dispone come vera e propria architettura multisensoriale dove l’utilizzo del 3D rappresenta una necessità creativa nell’ambito di un percorso che non prevede la mimesis, bensì la rigenerazione degli elementi.

Screen painting
Viene presentata la serie degli screen painting, tecnica inventata dall’artista nel 2006 dove le immagini virtuali entrano in diretta relazione con la pittura che appare incisa come un tatuaggio sulla superficie. Il risultato è costituito da quadri in movimento che sviluppano un perenne cortocircuito visivo. Si affronta la trasformazione degli elementi in base a una percezione dove l’aspetto artificiale si sovrappone, senza mai coincidere, con quello naturale. Il segno animato all’interno dello screen painting si deposita come stratificazione di pittura acrilica per poi perdere la sua matericità e convertirsi in inchiostro digitale; al tempo stesso, la fisicità della pittura si impadronisce di alcune parti dello schermo al plasma, creando uno sviluppo imprevedibile.

CunéazNeither snow nor meteor showers
Neither snow nor meteor showers è una videoinstallazione che si espande per oltre dieci metri. Come suggerisce il titolo, non si tratta né di un paesaggio né di un fenomeno atmosferico, ma ricorda, piuttosto, un luogo germinale dove si evocano montagne con pini innevati. In realtà, il lavoro prende spunto da un’immagine di vitamina B12 che, attraverso ingrandimenti esponenziali, assume un aspetto paradossalmente naturalistico dove il segno animato si deposita e si disgrega.

Matter Waves Chrome
Matter Waves Chrome, è il titolo della videoinstallazione dove le immagini provenienti dal mondo nanotecnologico e rielaborate in 3D mostrano onde d’acqua che, nel loro flusso, portano alla luce oggetti vari per poi riappropriarsene nuovamente. Gli oggetti cromati con colori brillanti sembrano essere reperti o frammenti di archeologia industriale, ma in realtà, sono nanostrutture provenienti da elementi molecolari o polimeri. Accanto al video in 3D, l’installazione è composta da tre grandi sculture in resina e smalti policromi che sembrano essersi solidificate nello spazio trascinate dalle onde.

Sculture e opere su carta
Viene inoltre presentata una sintesi del viaggio tra i nanomondi proponendo una serie di sculture e un’ampia serie di opere su carta cotone dove appare la componente progettuale del lavoro evidenziando i differenti passaggi che vanno dall’individuazione della struttura nanomolecolare alla modellazione in 3D. Sono opere che consentono di avvicinare lo spettatore alla fase primaria della creazione in base ad un processo di carattere iniziatico e persino pedagogico.

Il catalogo
Un testo del curatore Lorenzo Bruni e del prof. Giorgio Agnisola, illustrano il lavoro dell’artista nel prezioso catalogo monografico edito dalla casa editrice Magonza con la pubblicazione di tutte le opere esposte.

Attività didattica
Le novità espositive dell’iniziativa attirano l’interesse di turisti e studenti, come già avvenuto per  altre performance  dell’Artista in Italia e all’estero. Saranno pertanto organizzati laboratori didattici (min. 4) curati dall’artista, coadiuvata da tecnici specializzati per permettere agli studenti delle scuole di approfondire le tematiche affrontate e di gettare il proprio sguardo nell’universo tecnologico alla scoperta di misteri e segreti del nanomondo.

 

Biografia dell'artista

CunéazGiuliana Cunéaz nata ad Aosta nel 1959 vive e lavora a Milano. Diplomata all’Accademia Belle Arti di Torino utilizza tutti i media artistici, dalla videoinstallazione alla scultura, dalla fotografia alla pittura sino agli schermi dipinti. È tra i principali artefici internazionali delle ricerche tecnologiche in ambito artistico. Dall’inizio degli anni Novanta inizia un’indagine dove la ricerca plastica si coniuga con le sperimentazioni video. I primi lavori denotano una personale rielaborazione dei linguaggi minimalisti e di quelli legati all’arte povera. Nel 1990 realizza Il silenzio delle fate, un’installazione collocata in Valle d’Aosta caratterizzata da 24 leggii musicali in ferro con uno spartito in marmo. Su ciascuno viene proposta una parte di una composizione musicale la cui unitarietà risulta solo dalla somma dei singoli elementi. Ciascun leggio, tuttavia, ha un destino autonomo ed è stato collocato in un luogo caratterizzato dalla memoria di una leggenda sulle fate. L’opera d’arte, dunque, si presentava già allora come una moltitudine complessa, filo rosso di tutta la produzione successiva. Nel 1991 realizza Lucciole, la sua prima installazione video con gli schermi che ripropongono l’immagine fissa dello spazio celato sotto il televisore. Il 1993 è l’anno di In Corporea Mente, un lavoro plastico che trae origine da una ricerca attorno al corpo immaginato che si pone come superamento in chiave emozionale della ricerca legata alla Body Art. Gillo Dorfles giudica quest’opera “messaggera d’una nuova e in buona parte inedita presa di coscienza circa il destino dell’arte visiva ai nostri giorni e forse in quello d’un prossimo futuro”. La ricerca sul corpo immaginato prosegue negli anni successivi con Sub Rosa (1995-1996) che la porta a realizzare tre videosculture Corpus in Fabula, Biancaneve e Pneuma dove le strutture in perspex bianche e trasparenti, quasi eteree, contengono al loro interno immagini realistiche di sangue e carne tratte da operazioni chirurgiche sul cuore. La scultura, insomma, assume un aspetto ambivalente tra la presenza favolistica del corpo (non mancano riferimenti all’opera di Gustav Klimt) e la sua concretezza fisica. Nel 1998 con L’Offrande du Coeur e con Il Cervello nella Vasca (1998-2000) Giuliana Cunéaz affronta il tema della complessità, una delle questioni cruciali della sua ricerca. L’artista s’interroga sul processo creativo e sul suo sviluppo spezzando l’unitarietà dell’opera intesa come semplice manufatto. E lo fa rivolgendosi prima ad un arazzo quattrocentesco la cui tapisserie si trasforma in un pannello interattivo, (L’Offrande du Coeur) e, successivamente, attraverso la rielaborazione in chiave creativa delle sperimentazioni scientifiche (Il Cervello nella Vasca). All’interno di quest’ultimo lavoro rientra anche Transire, un video che indaga le alterazioni dell’individuo rispetto all’ordinario stato di coscienza. Giuliana Cunéaz concepisce l’opera d’arte come una sfida, un attraversamento, o, ancora, come un porsi al limite della coscienza. Nel progetto Officine pastello (1999-2002) che comprende Biostory, Riti sciamanici e Discoteca, l’artista va alla ricerca dei laboratori di emozioni – officine pastello, appunto – tesi a sollecitare la sfera della percezione sensoriale attraverso la sperimentazione di sé e degli altri nell’ambito di un contesto comunque artefatto o creato artificialmente. In questo ambito rientrano anche i video e le immagini fotografiche che fanno parte dei Riti Sciamanici, forse il suo lavoro più noto, dove lo sciamano è il tramite per vivere un’esperienza collettiva di carattere tribale. Ma anche lui viene colto nella sua fase performativa davanti agli astanti eliminando qualunque elemento di carattere documentaristico. Nel 2003 Giuliana Cunéaz realizza Terrains Vagues, un’importante videoinstallazione sul concetto stesso dell’identità. Attraverso un lavoro nato in collaborazione con i cittadini berlinesi, l’artista riflette sul rapporto esistente tra la natura fisica del luogo e il sentire dell’uomo. Non più, dunque, il rapporto tra il corpo immaginato e la mente o la necessità di realizzare laboratori delle emozioni, ma un’estensione dell’io all’interno di una prospettiva di ricerca dove Giuliana Cunéaz sviluppa un percorso sempre al limite, mai del tutto coincidente con il reale. Non a caso in un non luogo all’interno della città ciascuno ha seppellito, per poi recuperare, un oggetto a cui era affezionato in modo che la scomparsa e il suo lento riemergere consentano all’oggetto di caricarsi di una nuova valenza segnica. Anche nel caso di Punkabbestia, sempre del 2003, esposto quell’anno alla Quadriennale, l’artista realizza una videoinstallazione dove le nuove tribù metropolitane di giovani accompagnati dai loro cani diventano gli abitanti di capanne ancestrali e postmoderne allo stesso tempo. Ancora una volta, dunque, l’artista crea un percorso deviante dove il vissuto del luogo diventa la metafora di un percorso emozionale che sfida l’indifferenza. Tutto ciò la condurrà, l’anno successivo, a realizzare Zona Franca, un mondo dove gli abitanti sono collocati sui tetti delle case e in quel luogo di libertà assoluta possono dare libero sfogo alla loro creatività. “Mi piace pensare che gli uomini migrino e occupino un nuovo territorio in modo da creare una nuova forma di convivenza modificando il processo percettivo e relazionale”, spiega l’artista. Nel 2004 il 3D entra, a pieno titolo, a far parte della sua indagine tanto da diventare elemento di ricerca sia per i video sia per gli schermi dipinti (screen painting). L’acquisizione di uno strumento tecnologico rientra nell’ambito di una ricerca dove l’artista acquisisce gli elementi tratti dal mondo della scienza e della nanoscienza per trasformarli in un paesaggio virtuale che interagisce con i dati naturali. Questo avviene nel video Quantum Vacuum, così come in un altro video del 2005 I Mangiatori di Patate che prende spunto dall’omonimo dipinto di Van Gogh. Le immagini virtuali in movimento convivono con gli aspetti pittorici negli screen painting Occulta Naturae (2006), The Growing Garden (2007-2008), Photosynthesis (2008) e The God Particle (2009). Sono, poi, molte le animazioni stereoscopiche 3D come Matter Waves (2010) Neither Snow nor Meteor Showers (2010); Mobilis in Mobili (2011) (in questo caso il video convive con la dimensione plastica) e la serie Zone fuori controllo (2012) di cui fanno parte le Waterproof (2011); Crystal Growth (2012); Magma (2012); Rompere le acque (2012). Attraverso la modellazione 3D, l’artista dilata gli aspetti enigmatici e ambigui delle forme che si presentano come aspetti di un’architettura complessa non priva di evocazioni a strutture primordiali. Migrazione, disgregazione e ricomposizione appaiono caratteristiche intrinseche del suo lavoro. Sono le forme a contenere la memoria e a susseguirsi per dare vita ad un flusso spontaneo che spazia dalle nanostrutture e al macrocosmo, in una vicenda che va incontro a una dimensione altra, racchiusa segretamente nel cuore della materia stessa. Alla contemplazione dell’oggetto si sostituisce la verifica di un’ipotesi che passa attraverso il ribaltamento del significato. Giuliana Cunéaz ha iniziato ad esporre in importanti spazi pubblici e privati italiani e stranieri dall’inizio degli anni Novanta. Ha partecipato, tra l’altro, al Festival di Videoformes nel 1991, 1993 e 1996. Nel 1994 ha preso parte alla Biennale di San Paolo in Brasile e nel 1996 alla Obalne Galerie di Pirano in Slovenia. Nel 2002 ha esposto al Museo d’Arte Contemporanea di Bucarest. In Italia ha esposto nel 1995 al Museo Revoltella di Trieste; nel 2000 al Museo Pecci di Prato e alla Torre del Lebbroso di Aosta. Nel 2001 si sono svolte due personali al Castello Ursino di Catania e all’Università La Sapienza di Roma. Nel 2002 ha partecipato a Exit nello spazio della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Nel 2003 si è svolta una sua personale alla Play Gallery di Berlino e, sempre nello stesso anno, ha esposto una sua videoinstallazione nell’ambito del Festival del Cinema Italiano di Annecy e ad Annecy ha rappresentato l’Italia nella mostra Shift che ha coinvolto nove artisti europei. Nel 2004 ha partecipato, nell’ambito della Quadriennale di Roma, ad Anteprima di Torino. Nel 2005, 2008 e 2012 si sono svolte tre personali nello spazio della galleria Gagliardi Art System di Torino. Sempre nel 2008 ha partecipato a Tina B. Festival a Praga e alla terza edizione della Biennale di Siviglia Youniverse. Nel 2009 ha esposto al PAV, Centro d’Arte Contemporanea di Torino, ha realizzato Nanocluster, una scultura monumentale presentata al Museo Archeologico di Aosta e ha partecipato alla collettiva Corpi, Automi Robot al Museo d’Arte di Lugano. Sempre nel 2009 è stata organizzata una sua personale alla galleria Vernon di Praga. Nel 2010 è stata presentata una sua mostra personale a al Temporary Palazzo di Parma e ha esposto alla Nuovissimo Arsenale di Venezia, nell’ambito del progetto Tina B. per la Biennale di Architettura. Nel 2011 è stata invitata alla mostra Principia, Stanze e sostanze delle arti prossime in piazza Duomo a Milano e al Premio Maretti organizzato nella sede del Museo Pecci di Prato. I suoi lavori sono entrati a far parte del progetto LM100 Creative Community Le Méridien Hotels e nel 2012 è stata invitata alla mostra Pelle di Donna, Identità e bellezza tra Arte e Scienza nella sede della Triennale di Milano. Ha, inoltre, preso parte alla 1° Biennale Internazionale Project Daejeon 2012: Energy al Daejon Museum of Art. Nello stesso anno è stata invitata alla rassegna Invideo allo Spazio Oberdan e allo IED di Milano. Nel 2013 ha ideato Forma Fluens, una personale per lo spazio Mazda di Milano. Nello stesso anno ha partecipato al Festival Videoformes a Clermont-Ferrand, al progetto Imagespassages e Imaginascience ad Annecy e al Festival Internazionale dei nuovi media Madatac 5 a Madrid. Ha partecipato, inoltre, alla mostra Wunderkammer. Arte, Natura, Meraviglia ieri e oggi alle Gallerie d’Italia di Milano. Nel 2014 si sono svolte due sue personali, Au coeur de la matière al Castello Gamba di Châtillon e Nature multiple, Le metamorfosi di Giuliana Cunéaz al Museo di Storia Naturale di Verona in occasione del Festival di Arte e Scienza Infinitamente. Sempre nel 2014 ha partecipato alla mostra I Bronzi di Riace. Nostos. Il ritorno al Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria. Nel 2015 ha preso parte alle mostre: Gas Station a La Station Art Contemporain di Nizza; Kaléidoscope al Centre d’Art Contemporain di Lacoux; LandScapes Dialoghi intorno alla terra a Villa Giulia, Verbania; Au rendez-vous des amis alla Fondazione Palazzo Albizzini, Collezione Burri, Città di Castello; …nel Blu dipinto di Blu…da Yves Klein la magia di un colore nell’arte contemporanea, al MACA Museo Arte Contemporanea Acri. Nel 2016, il Museo Marino Marini di Pistoia ha ospitato una sua mostra personale dal titolo Where is the whale? Nel 2017 ha realizzato una mostra personale dal titolo La grammatica delle forme presso lo studio Museo Francesco Messina di Milano. Sempre nello stesso anno ha esposto, nell’ambito delle mostre Modelli immaginari al Museo Riso di Palermo, Io sono qui al Macro Testaccio di Roma e Annual Digital Arts alla Mohsen Gallery di Teheran. Nel 2018 i suoi lavori sono stati presentati a Casablanca nell’ambito del FIAV Cyberspace L’Agora virtuelle.